Il Vecchio Stadio Comunale… sette pensieri a voce alta. – Arrivano gli Stukas ragazzi

Arrivano gli Stukas ragazzi …. Erano i primi anni ottanta, ero un bambino o un ragazzetto, e questa è uno dei pezzi che venivano trasmessi dagli altoparlanti dello Stadio Comunale prima che il Teramo giocasse. Me la canticchiavo arrivando da Circonvallazione Spalato, e mi sembrava quasi di vederli volteggiare sullo stadio questi terribili bombardieri, pronti a colpire i malcapitati avversari del nostro Teramo….

Il nostro buon Comunale… Quanti ricordi, quante partite, quanta gioia e quante sofferenze! Cuore pulsante nella città. Parte del paesaggio. Coreografia vivente. I detrattori lo definivano pollaio, stadio indegno, non a norma, ecc. ecc.
Tipicamente diceva così chi al Comunale prendeva delle scoppole sonore.

A molti teramani è sempre piaciuto il Comunale, che ora si chiama “Vecchio”. Aveva i sui difetti ma anche molti pregi. Il manto non era una tavola da biliardo, vero, ma odorava di erba. La logistica non era facile, ma ognuno aveva il suo spicchio di gradone e ci stava bene. Non era a norma secondo gli standard bla bla, ma era divertente. Le squadre avversarie poi, capivano subito l’antifona…. si mettevano il cuore in pace sin dal riscaldamento. Capivano che li dentro avrebbero “sputato il sangue” per 90 minuti. Per non parlare poi dei 45 minuti da incubo che spettavano al portiere avversario sotto la Est…. Rumba incessante dietro le chiappe, condizionamento e stregoneria collettiva.
Sbucia Santò !! disse la Est …. e Santoni sbuciò. Quale altro stadio ci farà mai più vedere il collasso nervoso del malcapitato Zunica di turno? (Oh Zuni’ Zunì, mojet fa li….) E poi, che giocatori abbiamo visto al Comunale ! Gente tosta ma anche brocchi tristi… ma questo è forse un capitolo da aprire un’altra volta.

La curva Est del nostro Comunale ha prodotto coreografie che ci hanno “rubato l’anima”. Quadri indimenticabili, sinceri atti d’amore per il Teramo e per Teramo. Non sarebbe stato lo stesso altrove. In molti abbiamo amato il Comunale e in molti lo amiamo ancora. E non solo per becera nostalgia.

Bene, ora basta con il nostalgico revival. Guardiamo la realtà. Da un pò di anni abbiamo il “nuovo” stadio. Conosciamo la vicenda, non ci torniamo. Il “nuovo” di positivo ha il nome dell’indimenticato dott. Gaetano Bonolis…. per il resto, a mio personale giudizio, lascia ben poco. Il disagio, la nota stonata, sono in molti a non scrollarseli di dosso quando si è nel “nuovo”. Eppure col tempo ci si abitua a tutto, dicono. Il “nuovo” non ti fa giocare assieme al Vecchio Diavolo. Ti fa essere spettatore. Non profuma di erba, l’erba è fuori moda. Ti fa diventare un tecnico esperto. Pensare che, e daje e daje, ha permesso persino ad un paio di Pivieri che conosco di capire la differenza tra un 3-5-2 e un 4-3-3…

Ma fa lu serie, e che vuliv continuà nghe lu stadie de prima? mi sono spesso sentito dire. E io ho sempre pensato: si, certo, con la volontà, con le opportune modifiche, ecc. ecc. …. si, si poteva, perché no? Si dirà che i tempi sono cambiati, che il calcio è cambiato, ora è un’altra cosa, c’e’ il business e bisogna guardare avanti. Oggi si fanno centri commerciali e possibilmente accanto ai centri commerciali si costruiscono gli stadi. Bene, ma allora guardiamo i fatti. Facciamoci due domande. Ne ha guadagnato la comunità? E’ aumentata l’utilità collettiva? Ne guadagna la Teramo calcio? Ha favorito una maggiore partecipazione, un maggiore afflusso? Vale 240000 euro l’anno? I costi presenti e futuri permetteranno di affrontare stagioni dignitose? E cosa ne sarà del Vecchio Comunale, quello dove arrivavano gli Stukas ragazzi, e per cui in tanti hanno firmato per dire ‘Nz tocc?

Speriamo che “chi di dovere” dia delle risposte serie a questi pensieri a voce alta. Possibilmente dopo il 25 maggio, perché delle prese per i fondelli non sappiamo più che farcene. Se non ci saranno risposte dignitose e concrete, allora, come diceva l’altoparlante:
Amico mio scappa via, scappa via.
Dimmi chi, dimmi

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