Buon Natale 2016!!! – Pallotte di merda!!!

Quest’anno è dura, molto dura a causa di tanti motivi, organizzare gli Auguri di Natale che tradizionalmente rivolgiamo con grande affetto a tutti gli appassionati del Vecchio Diavolo.

L’amarezza della prova contro il Lumezzane complica ulteriormente le cose…. Una prova senza la cattiveria agonistica che noi esigiamo… ma lasciamo perdere, sarà il Report a parlare di queste cose…

Per evitare di straparlare invano, e per mantenere le consegne rispetto all’effige dello stemma “A lo parlare agi mesura” di melatiniana memoria e che spesso, troppo spesso, tendiamo a dimenticare, faremo una cosa diversa dal solito. Magari non proprio edificante, visto il tema trattato, ma che rende l’idea del nostro stato d’animo.

Faremo una riflessione sulla saggezza dei nostri antenati e sulle pallotte di merda.

Scriveva il Niccola Palma nella sua “Storia Ecclesiastica e civile della regione più settentrionale del Regno di Napoli, detta dagli antichi Praetutium, né bassi tempi Aprutium (Vol. 2): “…il Magistrato ordinò, che nel luogo ove si faceva il macello, si fabbricasse un Castello di legname, e che ogni anno, nell’ultimo giorno di Carnevale, dai macellari, colle interiora, e con lo sterco di animali vi si facessero combattimenti: avendo continuato tale combattimento sino al tempo che io era fanciullo.” Ci riferiva quindi, il Palma, di nostri antenati che, saggiamente e molto intelligentemente, si riunivano in gruppi e fazioni e “combattevano” per una mezza giornata tirandosi addosso quelli che evidentemente non erano gavettoni d’acqua… ma di cacca….

Provate ad immaginare quanto appagante doveva e poteva essere tirare una bella pallotta di merda a chi era odiato e/o ritenuto antipatico e, viceversa, quanto poteva essere umiliante beccarsi la pallotta merdosa dall’odiato antipatico. Ma ci piace pensare che questo rito carnascialesco finisse poi la sera, magari tra risate e bevute e, ovviamente, con tanta tanta puzza sotto il naso, preparandosi ai magri tempi della Quaresima. Magari qualche sberla sicuramente ci scappava… però a pensarci bene erano anche furbi i nostri antenati perchè sapevano come sfogare ed esorcizzare gli istinti più bassi. Li sfogavano, ma poi la piantavano lì, in attesa di riprendere il rito l’anno successivo ! Pax sociale garantita.

Ci siamo evoluti e raffinati, oggi abbiamo la tecnologia e i social, ma la tradizione della pallotta di merda è rimasta nel nostro DNA. Magari l’abbiamo “igienizzata”, ma ci è rimasta dentro più forte che mai. E purtroppo non dura solo una mezza giornata…

Noi tifosi del Vecchio Diavolo, e poi la stampa, e poi gli addetti ai lavori, e poi i vertici societari, insomma TUTTI, tendiamo a tirarci, costantemente e inspiegabilmente, delle belle pallotte di merda virtuali. Nel farlo ci dimentichiamo che c’è una squadra che scende in campo indossando la nostra, gloriosa, amata maglia. Una squadra che ha bisogno di noi. Anche quando è sbagliata, anche quando è stata costruita male, soprattutto quando è stata costruita male. Anche se è scarsa. Anche se quello ha fatto degli irritanti proclami estivi. Anche se quello ha risposto malamente al tifoso. Anche se siamo incazzati. Anche se sono i peggiori di sempre. Anche se riteniamo – giustamente – di avere subito il torto del secolo e non ce ne facciamo una ragione. Anche se quello è scarso e non si può guardare. Anche se ci prendono per il culo. Anche se quello non sa stoppare la palla. Anche se quello fa il selfie inutile. Anche se quello fa il valvassino del signorotto locale. Anche se non corrono. Anche se quello parla e fa l’allenatore in campo. Anche se quello dice A e poi fa Z. Anche se non marcano l’uomo in area. Anche se sono indegni. Anche se quello adesso deve prendere tre giocatori buoni. Anche se abbiamo tutti ragione. Anche se anche se… Anche se li piassm tutt quint a zampatun….

Attenzione, non stiamo dicendo che ognuno di noi non abbia maturato il sacrosanto diritto di lanciare la sua bella pallottina di

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